Centralina Preriscaldo delle Candelette

Centralina Preriscaldo delle Candelette cos’è e come funziona

La centralina, o relè di preriscaldo candelette, è un dispositivo elettrico che alimenta le candelette di preriscaldo del motore, le quali permettono di riscaldare la parte interna della testa motore, in modo da facilitare l’avviamento a basse temperature. Questo dispositivo elettrico svolge un ruolo cruciale nel garantire che il motore parta agevolmente anche alle temperature più basse, contribuendo a una maggiore affidabilità e prestazioni ottimali del veicolo. Scopriamo insieme come funziona e perché è così importante. Scopri tutto su centralina preriscaldo delle candelette cos’è e come funziona.

Sistemi di preriscaldo Diesel

La modalità e durata di accensione delle candelette viene gestita automaticamente dalla centralina in funzione delle temperature, quindi possiamo facilmente capire quanto questo dispositivo sia importante per il buon funzionamento del motore.

Il sistema di relè preriscaldo descritto è normalmente usato nei motori diesel a precamera, ovvero quei motori nei quali la combustione del gasolio avviene in una precamera ricavata nella testa motore, comunicante con la camera di scoppio.

Nei motori diesel di ultima generazione common rail, quindi ad iniezione diretta nella camera di scoppio, spesso sono montati comunque dei sistemi di preriscaldo a candelette, ma in questo caso l’obiettivo è anche quello di ridurre le emissioni nocive del motore alle basse temperature, quindi la centralina comanda le candelette di preriscaldo per tempi più lunghi, anche dopo l’avviamento del motore, fino al raggiungimento della temperatura di combustione ottimale.

Quando sostituire la centralina preriscaldo

La sostituzione di questo importante dispositivo va eseguita quando il motore ha difficoltà di avviamento alle basse temperature, previo controllo dell’impianto elettrico di alimentazione e del fusibile dedicato.
Un buon indice del corretto funzionamento può essere l’accensione della spia di preriscaldo, se presente, che deve avvenire automaticamente quando attiviamo il commutatore di avviamento con la chiave, e deve durare per almeno 5/10 secondi con il motore freddo.

La sostituzione della centralina di preriscaldo delle candelette è un’operazione che dipende da diversi fattori, tra cui l’età del veicolo, il chilometraggio e l’uso del motore. In generale, non esiste un intervallo di manutenzione prestabilito per la sostituzione della centralina, ma ci sono alcuni segnali che possono indicare la necessità di sostituirla.

  • Difficoltà di avviamento. Se il motore ha difficoltà ad avviarsi, soprattutto quando le temperature sono basse, potrebbe essere un segno che la centralina non funziona correttamente. In questi casi, è consigliabile controllare sia le candelette che la centralina per individuare eventuali problemi.
  • Codici di errore. Se il sistema di gestione del motore del veicolo segnala codici di errore relativi al preriscaldamento delle candelette o alla centralina stessa, potrebbe essere necessario sostituirla. È importante far diagnosticare il problema da un meccanico professionista per confermare la causa del malfunzionamento.
  • Segni visibili di danni. Se la centralina presenta segni visibili di danni, come corrosione, surriscaldamento o danneggiamenti fisici, potrebbe essere necessario sostituirla. I danni esterni possono compromettere il funzionamento della centralina e influire sulla sua capacità di alimentare correttamente le candelette di preriscaldo.
  • Chilometraggio elevato. In generale, con il passare del tempo e il continuo utilizzo del veicolo, è consigliabile considerare la sostituzione della centralina e delle candelette per garantire prestazioni ottimali e affidabilità del sistema di preriscaldo.

Quando sostituire le candelette

Dopo aver controllato bene l’impianto elettrico di preriscaldo, dobbiamo verificare che le candelette siano correttamente alimentate, direttamente sulla connessione all’estremità esterna della candeletta.
Se l’alimentazione elettrica è a posto, e il motore ancora stenta ad avviarsi, allora è probabile che sia necessario sostituire una o più candelette.

Per ulteriore verifica si consiglia di smontarle tutte ed alimentarle separatamente, in modo da osservare se sotto tensione la punta diventa di colore arancio entro 5/10 secondi; in caso contrario la candeletta è da sostituire.

La sostituzione delle candelette di preriscaldo è un’operazione cruciale per garantire un corretto avviamento del motore, specialmente nei veicoli diesel. Anche se non esiste un intervallo di sostituzione standard per le candelette, ci sono alcuni segnali che indicano la necessità di effettuare questa operazione.

  • Difficoltà di Avviamento diesel. Uno dei segni più comuni che le candelette devono essere sostituite è la difficoltà di avviamento del motore, specialmente quando le temperature sono basse. Se il motore impiega più tempo del solito per accendersi, potrebbe essere un segnale che le candelette non stanno funzionando correttamente.
  • Illuminazione della Spia del Motore. Se la spia del motore si accende sul cruscotto e il veicolo mostra segni di difficoltà di avviamento, potrebbe essere indicativo di problemi alle candelette o al sistema di preriscaldo. In questo caso, è consigliabile eseguire un controllo completo del sistema per individuare la causa del problema.

Altri segnali di allarme e sostituzione

Ulteriori segnali di sostituzione sono i seguenti.

  • Fumo Anomalo dallo Scarico. Se il motore produce fumo eccessivo o di colore irregolare durante l’avviamento o il funzionamento, potrebbe essere un segno che le candelette non stanno bruciando il combustibile in modo efficiente. Questo può essere causato da candelette difettose o sporche, che potrebbero richiedere la sostituzione.
  • Aumento del Consumo di Carburante. Candelette difettose possono influire sulla combustione inefficiente del carburante, causando un aumento del consumo di carburante. Se si nota un improvviso aumento del consumo di carburante senza altre spiegazioni evidenti, potrebbe essere utile controllare lo stato delle candelette.
  • Chilometraggio Elevato. Anche se non ci sono segni evidenti di problemi, è consigliabile considerare la sostituzione delle candelette dopo un certo chilometraggio, in base alle raccomandazioni del produttore del veicolo. Il normale logorio può influire sulle prestazioni delle candelette nel tempo, quindi la sostituzione preventiva può contribuire a mantenere il motore in buone condizioni di funzionamento.
  • Manutenzione Preventiva. Infine, è consigliabile includere la sostituzione delle candelette di preriscaldo nei programmi di manutenzione preventiva del veicolo. Anche se non ci sono segni evidenti di problemi, sostituire le candelette regolarmente può contribuire a prevenire guasti improvvisi e garantire un avviamento affidabile del motore

Controlliamo allora l’impianto di preriscaldo del nostro motore, così avremo un avviamento facilitato e rispetto dell’ambiente !!!

Centralina di preriscaldo nei trattori

La centralina di preriscaldo delle candelette è un componente fondamentale nei trattori e altri veicoli agricoli con motori diesel. Questo dispositivo elettronico è progettato per garantire un avviamento agevole del motore, soprattutto in condizioni climatiche rigide, contribuendo a migliorare l’affidabilità e l’efficienza complessiva del trattore. Nei trattori agricoli con motori diesel, la centralina di preriscaldo delle candelette svolge una funzione vitale nell’assicurare un avviamento rapido ed efficiente del motore, specialmente in condizioni meteorologiche avverse. Quando il motore è freddo, il combustibile diesel può solidificarsi e rendere difficile l’accensione. Le candelette di preriscaldo, riscaldate dalla centralina, aumentano la temperatura all’interno delle camere di combustione, facilitando l’accensione del combustibile. Questo processo contribuisce a ridurre l’usura del sistema di avviamento e a migliorare l’affidabilità del trattore, garantendo prestazioni ottimali anche alle basse temperature.

Importanza della Centralina di Preriscaldo nei trattori

L’efficacia della centralina di preriscaldo delle candelette è particolarmente cruciale per le operazioni agricole, dove la tempestività nell’avviare i trattori può fare la differenza tra un lavoro efficiente e ritardi costosi. In condizioni climatiche estreme, come il freddo invernale, un motore che non parte può causare interruzioni nell’attività agricola, rallentamenti nella produzione e potenziali danni al motore stesso.
La centralina di preriscaldo delle candelette aiuta a mitigare questi rischi garantendo che il motore sia pronto all’azione in tempi brevi, consentendo agli agricoltori di massimizzare il tempo di lavoro utile e mantenere la produttività del campo. Inoltre, contribuisce a ridurre l’usura e il consumo di carburante, ottimizzando le prestazioni del trattore nel lungo termine.

Sostituzione e manutenzione della Centralina di Preriscaldo

La centralina di preriscaldo delle candelette, come ogni componente meccanico ed elettrico, richiede manutenzione e, eventualmente, sostituzione nel corso della vita utile del trattore. Se il trattore presenta difficoltà di avviamento, illuminazione della spia del motore o altri segnali di malfunzionamento del sistema di preriscaldo, è consigliabile far controllare la centralina e le candelette da un tecnico specializzato.
Anche se non ci sono segni evidenti di problemi, è consigliabile includere la verifica e la manutenzione della centralina di preriscaldo delle candelette nei programmi di manutenzione preventiva del trattore. Questo può contribuire a prevenire guasti improvvisi e garantire prestazioni affidabili del sistema di avviamento in tutte le condizioni.

ATTENZIONE!
Queste istruzioni sono pubblicate a scopo divulgativo, e sono genericamente
riferite ai modelli più comuni presenti sul mercato.
Per istruzioni dettagliate e specifiche è bene consultare i libretti di uso e manutenzione in dotazione al tuo veicolo.

Distributore Oleodinamico a cosa serve mezzi agricoli

Distributore Oleodinamico a cosa serve

Il distributore oleodinamico, detto anche distributore idraulico, è un dispositivo che serve a deviare un flusso di olio in pressione mediante un circuito interno, al fine di comandare gli utilizzatori idraulici collegati ad esso tramite tubazioni. Il distributore oleodinamico è dunque un dispositivo progettato per dirigere il flusso di olio all’interno di un sistema oleodinamico. Questo flusso può essere indirizzato a diverse parti del sistema, come cilindri, motori, valvole e attuatori, per eseguire varie funzioni. Il distributore è essenzialmente una valvola che controlla il flusso e la direzione dell’olio idraulico attraverso il sistema. Nelle macchine agricole è utilizzato per comandare alcuni tipi di sollevatori e terzi punti idraulici, le prese idrauliche che muovono le attrezzature, ed altro ancora. Continua a leggere per scoprire di più sul distributore oleodinamico a cosa serve.

Tipologie di distributore oleodinamico e caratteristiche

I distributori più comuni sono quelli monoblocco, ovvero costruiti in un solo pezzo, montati esternamente e collegati con tubazioni a vista.

I distributori monoblocco sono dispositivi idraulici compatti progettati per dirigere il flusso di olio in sistemi oleodinamici utilizzati in macchine agricole. Sono chiamati “monoblocco” perché sono costruiti come un’unica unità, che include tutte le valvole necessarie all’interno di un unico blocco solido. Questo design compatto li rende facili da installare e da integrare nei sistemi esistenti.
I distributori monoblocco sono ampiamente utilizzati in una varietà di macchine agricole, tra cui:

  • Trattori. Nei trattori moderni, i distributori monoblocco sono essenziali per controllare le funzioni idrauliche, come l’alzata del sollevatore, il controllo delle attrezzature, e la direzione dei cilindri idraulici.
  • Macchine per la Semina e la Coltivazione. Le seminatrici, le trinciatrici, i mietitrebbie e altre macchine agricole richiedono distributori monoblocco per controllare le funzioni idrauliche, come l’altezza delle ruote, l’apertura delle seminatrici e altro ancora.
  • Attrezzature per l’Irrigazione. Nei sistemi di irrigazione, i distributori monoblocco sono utilizzati per controllare le valvole e i motori idraulici responsabili della distribuzione dell’acqua.
  • Macchine per la Raccolta. Nelle macchine per la raccolta, come le mietitrebbie, i distributori monoblocco sono fondamentali per controllare i meccanismi di taglio, la direzione delle piattaforme di raccolta e altri dispositivi idraulici.

Ne esistono anche costruiti a disegno ed applicati direttamente sul blocco del sollevatore o della trasmissione del trattore, spesso dotati di collegamenti idraulici ricavati all’interno dei supporti di fissaggio.

Come è fatto un distributore oleodinamico

Entriamo nel vivo di questo articolo su Distributore Oleodinamico a cosa serve. Il cuore del distributore è lo stelo, detto anche spoletta, che può essere semplicemente descritto come un tondino di acciaio rettificato con degli incavi circolari che, durante il movimento lungo il suo asse, apre e chiude dei fori, detti anche travasi, ricavati nel corpo principale del monoblocco, costruito normalmente in ghisa.

Le tubazioni esterne sono collegate ai travasi mediante raccordi filettati standard, spesso contraddistinti con la lettera “P” per indicare la pompa, ovvero il flusso in entrata, e la lettera “T” per indicare il travaso, detto anche recupero, ovvero il flusso in uscita verso il serbatoio oppure verso altri utilizzi a seguire in cascata, creando così un circuito detto “a centro aperto”, che è lo schema largamente più diffuso nelle macchine agricole.
I raccordi per gli utilizzi utilizzi non sono normalmente indicati da nessuna lettera, e si distinguono in due categorie: a semplice o doppio effetto.

Tipi di distributori, stelo e flottante

I distributori a semplice effetto gestiscono una sola mandata per ogni utilizzo, come per esempio i cilindri idraulici per il ribaltamento di rimorchi.
I distributori a doppio effetto gestiscono due mandate per ogni utilizzo, come i cilindri idraulici a doppio effetto e i motori oleodinamici.

Lo stelo viene comandato da una leva esterna, normalmente applicata direttamente sul distributore tramite un supporto, oppure da un comando a distanza mediante cavo flessibile o tiranti di rinvio. Il movimento è alternato in avanti e indietro con richiamo a molla oppure con bloccaggio a seconda delle funzioni richieste, con un centro a riposo che consente al flusso di olio di attraversare l’elemento senza deviazioni.
Una particolare funzione, detta “flottante”, prevede una particolare posizione con la leva bloccabile in modo da collegare costantemente l’utilizzo con il flusso in uscita.

Alcuni distributori sono comandati da una bobina elettrica con un solenoide che genera un campo magnetico e fa muovere lo stelo, in questo caso parliamo di un elettrodistributore.

Il numero di steli presenti in un distributore può variare da uno a più elementi, moltiplicando così il numero di utilizzi collegabili per ottenere schemi complessi con un solo distributore installato.

Normalmente al distributore monoblocco è associata una valvola di massima pressione tarabile con un apposito registro a vite, montata dalla parte del flusso in entrata, in modo da limitare i picchi di pressione in un intervallo normalmente compreso tra i 100 ai 180 bar.

CARRY OVER: cos’è e come funziona

Hai mai sentito parlare di carry over?
I più esperti sanno che il circuito di recupero detto carry over serve a separare il flusso di olio in uscita, ma a che serve?


Torniamo allo schema descritto prima, e precisamente al fatto che il flusso in entrata “P” viene deviato agli utilizzi, che generano a seguire un loro flusso di uscita in recupero, diretto verso il raccordo “T”, sia che si tratti di utilizzi a singolo che a doppio effetto.

Montare un carry over

A questo punto si può creare un problema, visto che il raccordo in uscita raccoglie sia l’olio proveniente dal recupero degli utilizzi, che quello non utilizzato proveniente dalla pompa, passante attraverso il distributore senza deviazioni. Precisamente, se l’impianto prevede il riutilizzo del flusso in uscita mediante un altro distributore in cascata, il recupero degli utilizzi del primo distributore viene sicuramente ostacolato dalla strozzatura degli utilizzi a valle, creando così una contropressione dannosa per l’intero sistema.


Allora come fare? Montiamo un carry over!

Solo i distributori predisposti hanno la possibilità di montare su richiesta un raccordo filettato, detto appunto carry over, che va a chiudere uno dei travasi separando i flussi in uscita, ottenendo così un recupero dal raccordo “T” dedicato al proseguimento della linea di pressione per altri utilizzi a valle, ed un secondo flusso separato in uscita proveniente direttamente dagli utilizzi, diretto al serbatoio con una contropressione praticamente quasi nulla: risolto il problema.
Infine va detto che i flussi separati in uscita consentono lo scarico della valvola di sovrapressione in tutte le condizioni, in modo da gestire pressioni massime dedicate per ogni singolo distributore.

Queste indicazioni sono essenziali se si vuole aggiungere un distributore ad un impianto idraulico già esistente, in modo da ottimizzarne l’utilizzo e prevenire le problematiche evidenziate. Ora sai davvero tutto su Distributore Oleodinamico a cosa serve.

ATTENZIONE!
Queste istruzioni sono pubblicate a scopo divulgativo, e sono genericamente
riferite ai modelli più comuni presenti sul mercato.
Per istruzioni dettagliate e specifiche è bene consultare i libretti di uso e manutenzione in dotazione al tuo trattore o attrezzatura.

Pistone idraulico a doppio effetto cosa è e a cosa serve

Pistone idraulico a doppio effetto cosa è e a cosa serve

Pistone idraulico a doppio effetto cosa è e a cosa serve: scopri tutti i nostri consigli

Il pistone idraulico, detto anche cilindro oleodinamico, o altresì martinetto, è un dispositivo che serve ad esercitare forza lineare lungo il proprio asse, generata da un fluido in pressione, nel nostro caso olio minerale.
Ne esistono anche comandati ad aria compressa ed altri fluidi.
Nel campo agricolo trovano molteplici applicazioni, per esempio nelle idroguide, nello spostamento laterale e sollevamento di attrezzature, nei terzi punti idraulici e in tante altre ancora.


Cos’è il pistone idraulico

Nel linguaggio comune i pistoni oleodinamici sono associati agli attuatori idraulici lineari o ai cilindri oleodinamici. Questo termine è stato adottato principalmente perché i pistoni oleodinamici rappresentano una componente essenziale di tali cilindri. Un cilindro idraulico è costituito da un corpo cavo, noto come cilindro vero e proprio, da uno stelo e da un pistone che si muove all’interno del cilindro. Di conseguenza, i pistoni oleodinamici costituiscono una parte integrante dei cilindri oleodinamici.

Si possono trovare pistoni oleodinamici a singolo effetto o a doppio effetto. Ad esempio, il cilindro a doppio effetto, si distingue dal cilindro a singolo effetto poiché è in grado di generare spinta in entrambe le direzioni assiali. Ciò consente al pistone di muoversi lungo il suo asse in entrambi i sensi. L’olio viene quindi spinto in pressione sia nella camera di spinta che nella camera di tiro, garantendo così un controllo completo del movimento del sistema.
Questo tipo di cilindro idraulico è particolarmente adatto per applicazioni in cui il ritorno del pistone non può avvenire semplicemente per gravità, ad esempio quando si lavora in condizioni di inclinazione o ribaltamento.

Funzionamento pistone idraulico a doppio effetto

Il pistone idraulico a doppio effetto è un componente meccanico che sfrutta la pressione dei fluidi per generare forza e movimento. La sua caratteristica principale è la capacità di spostarsi in entrambe le direzioni, sia in fase di estensione che di ritrazione, grazie all’uso di un cilindro con due camere separate e fluido idraulico in pressione.

  • Estensione: quando il fluido viene pompato nella camera posteriore del cilindro, spinge il pistone verso l’esterno, generando un movimento di estensione.
  • Ritrazione: al contrario, quando il fluido viene pompato nella camera anteriore del cilindro, spinge il pistone verso l’interno, causando un movimento di ritrazione.

Applicazioni nelle Macchine Agricole del pistone a doppio effetto

L’applicazione del pistone idraulico a doppio effetto nelle macchine agricole è estremamente versatile e spazia su una vasta gamma di attività. Di seguito sono riportati alcuni esempi significativi:

Sollevamento e Movimentazione
Nei trattori agricoli, il pistone idraulico è spesso impiegato nei sistemi di sollevamento, consentendo agli agricoltori di alzare e abbassare attrezzature pesanti come aratri, seminatrici, e attrezzi per la lavorazione del terreno. Questo meccanismo offre un controllo preciso dell’altezza e della posizione degli attrezzi, ottimizzando l’efficienza operativa.

Controllo della Direzione e della Velocità
Nei veicoli agricoli, come mietitrebbie o macchine per la raccolta, i pistoni idraulici sono utilizzati per controllare la direzione e la velocità di varie componenti, come ad esempio la regolazione dell’inclinazione della falciatrice o il movimento dei bracci di raccolta. Questo consente agli operatori di adattare le prestazioni delle macchine alle diverse condizioni del terreno e ai vari tipi di coltura.

Azionamento degli Attrezzi
I pistoni idraulici a doppio effetto vengono ampiamente impiegati per azionare attrezzi e accessori nelle macchine agricole, come ad esempio le presse per il fieno o le pinze per la movimentazione di materiali. La capacità di controllare con precisione la forza e il movimento consente un utilizzo efficiente di tali dispositivi, migliorando la produttività complessiva delle operazioni agricole.

Vantaggi e Benefici dei pistoni a doppio effetto

L’utilizzo del pistone idraulico a doppio effetto offre una serie di vantaggi significativi per gli agricoltori e gli operatori delle macchine agricole:

  • Potenza e Controllo: il pistone idraulico fornisce una potenza considerevole e un controllo preciso, consentendo agli operatori di adattare le operazioni alle esigenze specifiche del lavoro agricolo.
  • Versatilità: grazie alla sua capacità di movimento bidirezionale, il pistone idraulico è in grado di gestire una vasta gamma di compiti e applicazioni nelle macchine agricole.
  • Efficienza Energetica: l’uso efficiente della potenza idraulica consente di ridurre i consumi energetici complessivi e migliorare l’efficienza operativa delle macchine agricole.

Come è fatto il pistone idraulico a doppio effetto

Il pistone idraulico a doppio effetto è costituito da un cilindro rettificato all’interno, normalmente costruito in acciaio, il cui diametro interno è definito ALESAGGIO.
La pressione al suo interno viene tenuta da un fondello, saldato da un lato, e dall’altro da una testa forata, la quale è dotata di guarnizioni nella quale scorre lo STELO, che è una barra tonda di acciaio cromato.

All’interno, lo stelo è avvitato sullo stantuffo o pistone che, dotato di speciali guarnizioni, divide il volume interno del cilindro in due parti, collegate separatamente all’impianto oleodinamico di comando mediante due attacchi filettati, in modo da raccordarsi facilmente con le tubazioni in che forniscono l’olio in pressione.
Lo stelo, scorrendo avanti e indietro, genera una forza lineare proporzionale alla pressione dell’olio, che nelle applicazioni agricole è compresa tra poche decine di bar fino a un massimo di 180/190 bar. La lunghezza di scorrimento massima dello stelo si chiama CORSA.
Per identificare correttamente un pistone idraulico dobbiamo quindi indicare almeno l’alesaggio, il diametro dello stelo e la corsa, misurati in millimetri.

Differenza tra pistone idraulico a doppio effetto e a singolo effetto

I pistoni idraulici a doppio effetto sono comandati da due flussi di olio separati, che alternativamente mettono in pressione il cilindro dal lato fondello e dal lato stelo, producendo rispettivamente lo sfilamento e il rientro dello stesso.
Quelli a singolo effetto, invece, detti anche tuffanti, non hanno lo stantuffo interno, quindi l’olio in pressione, che entra solo dal lato fondello, esercita la forza direttamente sullo stelo, che ha un diametro molto grande, di solito poco più piccolo dell’alesaggio.


I pistoni a singolo effetto vengono comunemente usati nei sollevatori dei trattori che, come saprai, esercitano la forza solo verso l’alto, abbassandosi per forza di gravità, e nei sistemi di frenatura dei rimorchi.


Ne esistono anche di tipo telescopico, dotati di più steli cavi inseriti uno dentro l’altro, in modo da ottenere delle corse elevate in poco spazio. Questi trovano applicazione nei rimorchi ribaltabili.

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Vomere per aratro pezzi di ricambio

Vomere per aratro pezzi di ricambio

Come agricoltori siamo costantemente impegnati a migliorare le nostre tecniche e strumenti per garantire un rendimento ottimale dei nostri terreni. Uno strumento fondamentale è il vomere per aratro. In questo articolo, esploreremo l’importanza di questo componente essenziale e cosa fare se dovesse smettere di funzionare correttamente e fosse necessario sostituirlo. Scopri tutto su vomere per aratro pezzi di ricambio.

Cos’è il Vomere per Aratro?

Il vomere è una parte integrante dell’aratro, uno strumento fondamentale nell’agricoltura che viene utilizzato per rompere e rivoltare il terreno in preparazione alla semina. Si tratta di una lama metallica montata sull’aratro, che taglia e solleva il terreno mentre l’aratro si muove attraverso il campo.
Il vomere svolge diverse funzioni cruciali per la lavorazione del terreno:

Il movimento del vomere aiuta a rompere i detriti organici e i noduli di terra compatta, consentendo all’aria di penetrare nel terreno. Questo favorisce la respirazione delle radici delle piante e migliora il drenaggio.
Durante il suo passaggio attraverso il terreno, il vomere miscela il materiale organico decomposto con lo strato superiore del suolo. Questo aiuta a distribuire in modo uniforme i nutrienti essenziali necessari per la crescita delle piante.
Il vomere aiuta a livellare la superficie del terreno, creando un letto uniforme e ben preparato per la semina. Questo è essenziale per garantire una distribuzione uniforme dei semi e una crescita uniforme delle piante.

Segnali di Malfunzionamento del Vomere

Come ogni altro strumento agricolo, il vomere può subire usura e danneggiarsi nel tempo. Ecco alcuni segnali che indicano un malfunzionamento del vomere:

  • Usura eccessiva: il vomere può consumarsi nel tempo a causa dell’attrito con il terreno. Questo si manifesta con una punta smussata o una lama che si assottiglia e diventa meno efficace nel tagliare il terreno.
  • Deformazione: se il vomere subisce colpi o stress eccessivi, può deformarsi, compromettendo la sua capacità di tagliare e sollevare il terreno in modo uniforme.
  • Rottura: in alcuni casi, il vomere può rompersi o subire danni strutturali, rendendolo completamente inutilizzabile.

Questi segnali indicano che potrebbe essere arrivato il momento di pensare a vomere per aratro pezzi di ricambio.

Cosa Fare se il Vomere Deve Essere Sostituito

Quando il vomere mostra segni evidenti di malfunzionamento o danneggiamento, è importante intervenire prontamente per evitare compromessi sulla qualità del lavoro agricolo.
Prima di prendere decisioni drastiche, ispeziona attentamente il vomere per valutare l’estensione dei danni.
Se il vomere è gravemente danneggiato o usurato, è consigliabile sostituirlo con uno nuovo. Assicurati di acquistare un vomere di qualità che sia compatibile con il tuo aratro, come il nostro vomere tipo 2VS-L Sogema per corpi da 42 a 46 Ama Ricambi, e che soddisfi le esigenze agricole.
Per evitare futuri problemi, pianifica una routine di manutenzione preventiva per il vomere e l’aratro nel loro insieme. Lubrifica regolarmente le parti in movimento, controlla l’usura e sostituisci i componenti secondo necessità. Se hai bisogno di aiuto per vomere per aratro pezzi di ricambio scopri tutti i prodotti originali presenti sul nostro sito!

Aratro a vomere, aratro bivomere e polivomeri

Gli aratri monovomere e bivomere sono due tipi di aratri che si differenziano per il numero di vomeri utilizzati nella loro configurazione. Questi strumenti agricoli hanno caratteristiche e applicazioni distintive che li rendono adatti a diverse esigenze e condizioni di lavoro.
Come suggerisce il nome, gli aratri monovomere sono dotati di un unico vomere, che è la lama metallica a forma di V che taglia e solleva il terreno mentre l’aratro si muove attraverso il campo. Questa configurazione è comune in aratri utilizzati per terreni più leggeri o per colture che richiedono solchi distanziati.
Gli aratri bivomeri, al contrario, sono dotati di due vomeri, disposti simmetricamente rispetto all’asse dell’aratro. Questa configurazione è ideale per la creazione di solchi più stretti e profondi nel terreno, ed è spesso utilizzata in terreni più pesanti o in condizioni dove è richiesta una maggiore penetrazione del suolo. Per quanto riguarda i polivomeri, naturalmente, a parità di potenza impegnata, maggiore è il numero di corpi lavoranti minore è la profondità di lavoro, e maggiore è la larghezza di lavoro e quindi la superficie lavorata a parità di tempo.

Gli aratri monovomeri creano solchi più distanziati rispetto agli aratri bivomeri, poiché hanno un solo vomere che crea il solco centrale per la semina. Questa disposizione è adatta per colture che richiedono spaziatura più ampia tra le piante.
Gli aratri bivomeri creano solchi più vicini tra loro, in quanto i due vomeri lavorano simultaneamente per creare solchi paralleli. Questa configurazione è ideale per colture che richiedono spaziatura più stretta e per massimizzare l’uso del terreno.

Aratro a dischi o aratro a vomere le differenze

L’aratro, oltre che a vomere, può essere a dischi. Scopriamo ora, per concludere il nostro discorso, le differenze tra l’aratro a vomere e quello a dischi.

L’aratro a dischi è ampiamente utilizzato in varie fasi del ciclo agricolo, offrendo soluzioni per molteplici esigenze:

Prima della semina, l’aratro a dischi viene impiegato per preparare il terreno, rompendo i residui delle colture precedenti, aerando il suolo e livellando la superficie. Questo aiuta a creare un ambiente ideale per la germinazione dei semi e lo sviluppo delle radici.
Durante la stagione di crescita delle colture, l’aratro a dischi può essere utilizzato per controllare le infestanti. I dischi rotanti tagliano e seppelliscono le infestanti, riducendo così la concorrenza per le risorse e migliorando la resa delle colture.
L’uso regolare dell’aratro a dischi aiuta a ridurre il compatto del terreno, migliorando la struttura del suolo e favorendo una migliore infiltrazione dell’acqua e delle sostanze nutritive.
Nelle regioni dove si pratica la coltivazione del riso, l’aratro a dischi è fondamentale per preparare il terreno prima della semina e per gestire la risaia durante il ciclo di crescita delle piante di riso.

Vantaggi dell’Aratro a Dischi

L’aratro a dischi consente agli agricoltori di risparmiare tempo e risorse durante le operazioni di preparazione del terreno, può essere utilizzato su una vasta gamma di terreni e in diverse condizioni climatiche e contribuisce a migliorare la struttura del suolo, aumentando la sua capacità di trattenere acqua e sostanze nutritive e favorendo la crescita delle radici delle piante.
L’uso dell’aratro a dischi può anche ridurre la dipendenza da erbicidi e altre sostanze chimiche, contribuendo così a ridurre l’impatto ambientale delle pratiche agricole.

Differenze aratro a vomeri e aratro a dischi

Gli aratri a dischi e gli aratri con vomere sono però due tipi di attrezzi agricoli utilizzati per lavorare il terreno, ma differiscono significativamente nel loro funzionamento, nell’applicazione e nei risultati che producono.
La differenza principale sta nel fatto che l’aratro a dischi tende a lavorare il terreno in modo più superficiale rispetto all’aratro con vomere. I dischi possono rompere e aerare lo strato superficiale del terreno senza sollevare grandi quantità di terra.
L’aratro con vomere può invece lavorare il terreno in modo più profondo rispetto agli aratri a dischi, sollevando e rivoltando il terreno lungo il solco di semina. Questo può essere utile per coltivazioni che richiedono una maggiore profondità di radicamento.

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Ripuntatore a cosa serve e come è fatto

Ripuntatore a cosa serve e come è fatto

Il ripuntatore, detto anche ripper, o scarificatore, è un attrezzo che si collega alla trattrice agricola e serve ad incidere il terreno con tagli verticali, mediante utensili a forma di lama detti ancore, come si vede in foto. Ma andiamo ad approfondire il tema di oggi: ripuntatore a cosa serve e come è fatto.

Il ripper nella lavorazione del terreno

Il ripuntatore è un attrezzo agricolo montato sul trattore, progettato per lavorare il terreno in profondità, rompendo gli strati compatti del suolo e migliorandone la struttura. Il suo design è caratterizzato da una serie di aste o denti robusti, spesso affilati, che penetrano il terreno durante il passaggio del trattore. Quando il ripuntatore viene trainato attraverso il campo, i denti penetrano nel terreno fino a una profondità predeterminata, solitamente tra i 30 centimetri e un metro, a seconda delle esigenze agronomiche.

Una volta inseriti nel suolo, questi denti rompono le masse compatte, permettendo all’aria, all’acqua e alle radici delle piante di muoversi più liberamente. Inoltre, il movimento dei denti aiuta a rompere eventuali strati di pietra o compattamento del terreno, facilitando il drenaggio e l’assorbimento delle radici.

Come è fatto il ripuntatore?

Il ripuntatore può essere dotato normalmente di un numero di ancore che va da 1 a 7. Queste sono spesso disposte su più file, e il ripuntatore lavora ad una profondità che va da circa 30 centimetri a più di un metro.

Il ripuntatore viene collegato alla trattrice quasi sempre mediante l’attacco a 3 punti del sollevatore, ma esistono anche versioni trainate mediante un carrello a sollevamento idraulico, usato soprattutto con le trattrici cingolate di alta potenza.

Come è fatto il ripuntatore e tipologie

Esistono molti tipi di ripuntatori, tutti accomunati dal fatto di avere ancore in acciaio dotate di un utensile terminale detto punta, normalmente imbullonata all’estremità inferiore dell’ancora.
La composizione specifica dell’attrezzo comprende un robusto telaio, sul quale sono fissate le ancore mediante staffe fisse o mobili, più o meno articolate, per cui si possono identificare tre diverse tipologie di ripuntatori. Vediamole insieme.

1) Ripuntatore ad ancore fisse, ovvero senza dispositivi di sicurezza in caso di urto sugli ostacoli, come quello presente in foto


2) Ripuntatore con bulloni di sicurezza, ovvero con ancore dotate di cerniere fissate con bulloni a strappo che, in caso di urti improvvisi, si rompono, consentendo alle ancore di ruotare e lasciare l’ostacolo, come grandi pietre o radici di alberi, preservando dalle rotture gli elementi del ripuntatore e del sollevatore del trattore


3) Il terzo tipo è il ripuntatore con sistema idropneumatico, dove le cerniere delle ancore sono trattenute da cilindri oleodinamici che reagiscono come delle molle agli urti improvvisi, ritornando da soli alla posizione normale di lavoro. La forza di reazione e la flessibilità di funzionamento sono gestiti da un accumulatore precaricato di azoto, collegato ai cilindri oleodinamici di ciascun ancora.


A che cosa serve il ripuntatore per trattore?

Il ripuntatore, incidendo il terreno con tagli più o meno profondi, serve a drenare il terreno favorendo la discesa di acqua durante le piogge e agevolando lo scambio di aria ed altri gas con la superficie; inoltre, il ripuntatore elimina la crosta in profondità generata da altre lavorazioni, come l’aratura e la fresatura.

Viene usato generalmente quando il terreno è duro, per massimizzare gli effetti su quella specifica porzione di terra.

Il ripper viene utilizzato anche per la preparazione dei campi da seminare e sempre più spesso per i frutteti e le coltivazioni specializzate. Viene usato in modo da abbinare la ripuntatura all’inerbimento perenne, altrimenti impossibile con l’aratura o metodi simili.
Questo consente di ottenere un’ottima calpestabilità del terreno durante tutto l’anno, favorendo così tutte le fasi di trattamento, potatura e raccolta dei frutti delle arboree.

Confrontando la ripuntatura con altre lavorazioni tradizionali di superficie come l’aratura e simili è possibile analizzare delle differenze sostanziali, con i relativi vantaggi e svantaggi.

Vantaggi dell’utilizzo del ripuntatore

  • Minor sforzo di trazione a parità di profondità di lavoro, che si traduce nella possibilità di lavorare più in profondità, oppure con più ancore, aumentando la larghezza di lavoro, ottimizzando così i costi;
  • Mantenimento invariato degli strati di terreno, dove richiesto da fertilizzazioni specifiche;
  • Mantenimento della superficie lavorata pulita, senza troppe zolle, risparmiando sulle successive lavorazioni per ridurle, oppure per il mantenimento del manto erboso perenne, dove richiesto;
  • Drenaggio in profondità, che può essere favorito tramite il montaggio, dietro le ancore, di utensili a forma sferica, detti talpe, oppure a strisciamento, detti talloni;
  • Possibilità di accoppiamento con altre attrezzature combinate, come rulli posteriori, seminatrici ed altre ancora.

Svantaggi dell’utilizzo del ripuntatore

  • Non favorisce l’interramento del concime di superficie
  • Non distrugge efficacemente le erbacce durante la preparazione delle semine

Infatti, è bene avere chiare le differenze tra ripuntatore ed estirpatore. Il ripuntatore è progettato per lavorare il terreno in profondità. I denti robusti ripuntatore rompono le masse compatte del terreno, migliorando la sua struttura e facilitando il movimento dell’aria, dell’acqua e delle radici delle piante. Questo strumento è particolarmente efficace nel ridurre la compattazione del terreno e nel favorire una migliore crescita delle radici, il che può portare a una maggiore resa dei raccolti e a una gestione più sostenibile del suolo. L’estirpatore, d’altra parte, è progettato per lavorare il terreno in modo più superficiale. I suoi vomeri affilati tagliano e rivoltano il terreno, preparandolo per la semina e garantendo una distribuzione uniforme dei nutrienti. Questo strumento è particolarmente utile per preparare il terreno dopo la raccolta dei raccolti precedenti o per incorporare fertilizzanti e materiale organico nel suolo prima della semina.

Ora che sai tutto su ripuntatore a cosa serve e come è fatto… Tieni quindi conto di queste variabili per la scelta della lavorazione più adatta alle tue esigenze e… buon lavoro!

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